Ero andato alla centrale di polizia per protestare una multa, ed è li che l’ho rivisto.
Sono passati diversi anni da allora ma la sua faccia di cazzo, se non per qualche ruga in più, non era cambiata molto.
Era più basso di quello che mi ricordavo e il suo ventre panciuto sembrava dovesse scoppiare tanto era grande.
Non era di certo un figurino quando quella volta sull’autobus gli cedetti il posto, per farlo sedere, perché così mi hanno insegnato: il rispetto verso gli anziani prima di tutto.
Di certo non potevo immaginare che dopo avergli ceduto il posto lui avrebbe cominciato a molestare la mia vicina di banco alle scuole medie che era seduta di fianco a me sull’autobus.
Non feci in tempo ad accorgermi di cosa era successo che lei era scoppiata a piangere e lui era sceso alla prima fermata, scomparendo per sempre, fino ad oggi almeno. Lei non mi rivolse più la parola e per quel che ne so, dopo quella faccenda ha avuto molti problemi a relazionarsi con gli uomini.
Era li davanti a me, che rideva a crepapelle in compagnia di uno sbirro, amico d’infanzia. La doveva pagare.
Fuori dalla centrale la temperatura superava di poco lo zero e l’umidità dell’aria si era addensata creando una fitta coltre di nebbia. Nonostante fossero le sei di pomeriggio il buio era già piombato sul paese, l’unica luce proveniva dai sporadici lampioni che costeggiavano la via.
Lo seguii a piedi per diverse centinaia di metri prima di decidere cosa farne di lui.
Quando finalmente mi decisi a raggiungerlo per poterlo accompagnare in un posto isolato nelle vicinanze e dargli quello che si meritava, sentii il forte fischio dei freni di una macchina e poi un rumore sordo indescrivibile a parole, seguito da vetri rotti e tonfo finale.
Subito dopo la macchina ripartì sgommando, lasciando l’esatta impronta dei copertoni sull’asfalto. Niente di che come pirata della strada, pensai. Meglio così.
Mi misi i guanti in pelle e mi avvicinai con circospezione, assicurandomi che l’incidente non avesse attirato l’attenzione di nessuno. Siamo in campagna, dissi tra me e me, la prima casa è a qualche centinaio di metri da qui, chi vuoi che l’abbia sentito?
Era ancora cosciente, e con le poche energie rimaste stava cercando aiuto. Aveva un’evidente taglio in testa da cui perdeva molto sangue, dovevo sbrigarmi.
L’espressione di gioia che gli si dipinse in volto quando mi vide arrivare scioglierebbe il cuore anche alla persona più indifferente di questo mondo.
Lo rassicurai come potei, lo misi a sedere appoggiato ad un palo e cercai di medicargli alla meglio il brutto taglio. Ci volevano i punti.
Non la smetteva di ringraziarmi quando lo incitai a fare silenzio con una mano, e con l’altra gli tappai la bocca.
Non oppose resistenza, non poteva dato che non aveva più forze. Morì soffocato nel giro di due minuti.