Propositi per l’anno nuovo
Sempre più, procedendo nella vita, l’io diventa un io con cui ci identifichiamo e che crediamo di poter definire. Diviene la fonte della nostra stessa identità sociale e personale. Della nostra riconoscibilità. Ci assegna un posto nel mondo e ci dice quali sono le nostre modalità di relazione e di reazione. E’ una sorta di archivio a cui in ogni momento possiamo attingere per trovare le risposte e gli atteggiamenti da adottare. Già pronti. Già sperimentati. Noti. E incasellati. Basta ricordarli e rimetterli in atto, evitando la fatica di porci davanti alla situazione da affrontare come davanti a una novità rispetto alla quale la risposta è tutta da inventare – e dunque faticosa; e dunque rischiosa. Nell’io in cui ci riconosciamo tutto è già scritto. Ma proprio per questo, poco aperto al possibile. E’ un io che tende a ripetere se stesso, a cullarsi nelle reazioni già note, a chiudersi in difesa della coerenza. Un io recintato, che non permette di esporsi alle vibrazioni della vita e non lascia che i petali del nostro essere si schiudano.
Ma dietro questo io recintato c’è un “Io” ulteriore, che è pura esistenza e che non siamo noi a produrre. Precedente a qualsiasi condizionamento e definizione. Non intrappolato nella costruzione delle identità. Non toccato indelebilmente da nessuna esperienza. Non già definito una volta per tutte. Non ripiegato su di sé. Esposto. Arrischiante. Libero. Un “io” creativo, in cui ancora tutto è potenzialità, in attesa di dispiegamento.
Ho letto questo stralcio tratto da Un itinerario tra yoga e preghiera cristiana, Servitium 2006, qui e mi è piaciuto tanto da farne un proposito per l’anno nuovo.